Esplora i luoghi d'interesse

Frazioni (Ex Castelli)

Un viaggio alla scoperta della tranquilla vita di paese

23 Nuclei fortificati

Durante il Medio Evo le nostre montagne hanno iniziato gradualmente a popolarsi, prima intorno alle due antichissime abbazie dette di Tedaldo e di Arduino (unificate nel 1238 dall’Abate Don Guido del Presale nel Monastero di S. Angelo Michele dei Tedaldi) poi ai numerosi castelli e borghi fortificati, che corrispondono alle attuali frazioni comunali. L’Abbazia dei Tedaldi, nel periodo di massima espansione, contava ben 23 nuclei fortificati, strutturati e comunicanti tra loro, che rappresentano le origini del territorio comunale così come lo conosciamo oggi. 

Attualmente delle antiche fortificazioni rimangono pochi ma significativi resti (Chiesa Abbaziale e Castrum Abbatie, Castelli di Cicognaia e Montevecchio, alcuni ruderi degli altri castelli sudditi) ed a partire dal secolo scorso, la popolazione dei singoli centri abitati è diminuita in maniera incisiva così come attività economiche, negozi, ristoranti e alberghi. 

Visitare Badia Tedalda e le sue frazioni significa fare un viaggio alla scoperta della tranquillità e della semplicità della vita di paese, per immergersi nella bellezza e nel silenzio della natura incontaminata ed imparare ad ammirare la genuinità dei nostri territori.

Scopri le frazioni di Badia Tedalda

Un viaggio alla riscoperta della tranquilla vita di paese

Pratieghi panorama frazione Badia Tedalda
Pratieghi

Pratieghi, situato a mt. 871  s.l.m., immerso nel verde dell’Appennino e confinante con la vicina Romagna e il suo Monte Fumaiolo, fa parte del comune di Badia Tedalda dal 1774.
Disteso ai piedi del Monte Zucca, è il primo paese bagnato dalle acque del fiume Marecchia che nasce sul già citato Monte all’altezza di  mt. 930 s.l.m.; lungo il sentiero che porta alle sorgenti del fiume si incontra la Fonte di Dante, una piccola sorgente dove pare che il Sommo Poeta abbia sostato per dissetarsi quando, in viaggio verso la Romagna, fu ospite di Uguccione della Faggiola.
Pratieghi è inoltre ospite dell’Area Naturale Protetta di Interesse Locale – ANPIL Nuclei di Taxus Baccata.

All’interno del centro abitato di Pratieghi troviamo la chiesa parrocchiale di Santa Maria risalente all’anno 1499 in cui è presente un fonte battesimale datata 1566. Sempre nell’abitato, possiamo osservare alcune edicole sacre delle quali la più grande si trova presso l’antico Ospizio dei Frati Francescani della Verna, ad oggi struttura privata.

 

Mangiare e dormire a Pratieghi
  • Bar - Alimentari Bardeschi
  • Ristorante - Albergo Bardeschi di Monti Alessandro

Un viaggio alla riscoperta della tranquilla vita di paese

Pratieghi panorama frazione Badia Tedalda
Pratieghi

Pratieghi, situato a mt. 871  s.l.m., immerso nel verde dell’Appennino e confinante con la vicina Romagna e il suo Monte Fumaiolo, fa parte del comune di Badia Tedalda dal 1774.
Disteso ai piedi del Monte Zucca, è il primo paese bagnato dalle acque del fiume Marecchia che nasce sul già citato Monte all’altezza di  mt. 930 s.l.m.; lungo il sentiero che porta alle sorgenti del fiume si incontra la Fonte di Dante, una piccola sorgente dove pare che il Sommo Poeta abbia sostato per dissetarsi quando, in viaggio verso la Romagna, fu ospite di Uguccione della Faggiola.
Pratieghi è inoltre ospite dell’Area Naturale Protetta di Interesse Locale – ANPIL Nuclei di Taxus Baccata.

All’interno del centro abitato di Pratieghi troviamo la chiesa parrocchiale di Santa Maria risalente all’anno 1499 in cui è presente un fonte battesimale datata 1566. Sempre nell’abitato, possiamo osservare alcune edicole sacre delle quali la più grande si trova presso l’antico Ospizio dei Frati Francescani della Verna, ad oggi struttura privata.

 

Mangiare e dormire a Pratieghi
  • Bar - Alimentari Bardeschi
  • Ristorante - Albergo Bardeschi di Monti Alessandro
Caprile panorama veduta aerea
Caprile

Il paese di Caprile sorge a mt. 809 s.l.m in prossimità della sponda sinistra del fiume Marecchia. Fa parte del comune di Badia Tedalda dal 1294. Fu inoltre sede di un hospitale per il ricovero non solo dei bisognosi, ma anche di pellegrini o viandanti che cercavano riparo o alloggio durante l’attraversamento degli Appennini.

La chiesa di San Bartolomeo Apostolo, si presenta staccata dal resto dell’abitato affacciandosi verso il dirupo che scende sul Marecchia. Al suo interno vi sono tre altari: sopra il maggiore si trova un pregevole crocifisso ligneo Cinquecentesco rappresentante la sofferenza di Cristo; l’altare di destra è dedicato alla Madonna della Cintola, mentre quello di sinistra a Santa Lucia, protettrice della vista secondo la tradizione e qui celebrata solennemente ogni 13 dicembre. Sono inoltre presenti interessanti dipinti su tela del XVII e XVI secolo, oltre ad alcuni arredi sacri provenienti dalla vicina Terensauro dove un tempo si trovava un antico monastero benedettino, mentre sul campanile rintocca una campana in bronzo del XVII secolo dedicata al Patrono.

Accanto alla Chiesa si trova il Monumento ai caduti, una lapide commemorativa degli abitanti di Caprile caduti durante la Prima Guerra Mondiale.
Caprile si compone di vari vocaboli, quali Arsicci, il Poggio, la Marecchia, Terensauro, il Puzzolo e la Casona,  piccoli nuclei di case in pietra raccolte intorno all’abitato.

Mangiare e dormire a Caprile
  • Ristorante Ricordati di me
    (aperto su prenotazione)
  • Affittacamere di Ricci Luigi
Poggio-di-Arsicci-panorama
Arsicci

La raccolta località di Arsicci sorge come insediamento rurale  lungo l’antica direttrice che collegava, attraverso il Passo di Frassineto, Pieve Santo Stefano e la valle del Tevere con quella del Marecchia.

E' stato, insieme a Caprile, un piccolo Castello noto per comparire nel diploma imperiale di Ottone I, nel 967, come compreso nella Massa di Verona. I due castelli sono stati affratellati nei secoli alle due Abbazie, quella dei Tedaldi e quella di Arduino del Presale.

Nel 1330 lo troviamo menzionato tra i castelli della Badia, alla quale Arsicci rimarrà indissolubilmente legata fino a rientrare nei moderni confini comunali.

Da alcune fonti si è arrivati a dedurre che il nome Arsicci, ai tempi, è nato a causa della scarsità di acqua che ne caratterizzava il terreno, terreno quindi arso di acqua, da cui poi Arsicci.

Pare che nei colli a monte di Arsicci si trovasse la – ad ora scomparsa – Chiesa di San Biagio, così come un luogo indicato come Torre, testimone della presenza di un’antica struttura difensiva.

Il piccolo nucleo abitato denominato come il Poggio o il Poggio d'Arsicci, parrebbe già rappresentato in una mappa cinquecentesca del territorio di Badia, nella quale corrisponderebbe ad alcune case sparse.

Arsicci e il Poggio, insieme alle località de la Marecchia e Terensauro, fanno parte dei vocaboli di Caprile.

fresciano
Fresciano

Fresciano, situato a mt 798 s.l.m., conserva le caratteristiche del tipico distretto feudale del primo medioevo, posto su un vasto altopiano. Niente rimane dell'antico castello che un tempo si ergeva sullo strapiombo tra il Marecchia e il Rio, appartenuto ai Faggiola, ai Tedaldi, ai Montedoglio e alla Repubblica Fiorentina.

Questa località è stata fin dai tempi antichi un importante luogo di passaggio, come testimoniato dai resti di un antico ponte di origine romanica che un tempo la collegava con Badia Tedalda; Proprio dove un tempo si innalzava il ponte romanico, ad agosto 2023 è stata inaugurata la costruzione del Ponte Tibetano sulla Via di Francesco in Toscana, che ha nuovamente permesso il ricongiungimento delle due sponde del fiume Marecchia.

La toponomastica del luogo riporta nomi che suggeriscono l'avvenuta di  importanti fatti d'arme dell'epoca, come: "Pian del Consiglio", "Piano della Battaglia", "Fossato del Maschio", "Poggio dei Dannati".

Sulla facciata della chiesa parrocchiale dedicata ai Santi Pietro e Paolo e costruita dalla Famiglia Maioli, un tempo famiglia padronale di Fresciano, è apposta una lapide datata 1603. All’interno della chiesa si conserva una terracotta robbiana dei fratelli Santi e Benedetto Buglioni raffigurante il Cristo che consegna le chiavi a S. Pietro. Sono inoltre presenti un battistero in pietra del ‘500, antichi arredi sacri e mobili in legno, un candeliere del XVI secolo e vecchie campane.

A circa 1 km di distanza si trova Fresciano di Sotto dove è possibile ammirare Il Santuario della Madonna delle Grazie, di cui si conosce l’esistenza già dal 1300. La chiesa ha da sempre ricevuto una particolare venerazione da parte della popolazione locale, che il 5 agosto di ogni anno celebra la festa della Madonna delle Grazie.

Fresciano di Sotto chiesa Madonna delle Grazie

FRESCIANO DI SOTTO

La leggenda della Mula inginocchiata e della Madonna della Neve 

Sebbene le origini della Chiesa siano state fatte risalire intorno al 1300, è nel 1530 che divenne oggetto di notorietà. In quell’anno il cardinale Bevilacqua passò da Fresciano in sella alla sua mula. Giunti di fronte alla cappella della Madonna delle Grazie, o per meglio dire, a quello che ne rimaneva, l’animale si fermò e si inginocchiò nel punto in cui si trovava un affresco della Vergine Maria; Il cardinale, colpito da tale segno divino, ordinò il restauro della cappella.
Grazie al miracolo della mula il piccolo santuario divenne fin da subito meta di fedeli e oggetto di grande devozione. Ma la fama del luogo si affermò maggiormente a seguito di un ulteriore fatto miracoloso avvenuto lì. Pare infatti che una mattina del 5 agosto, al loro risveglio, gli abitanti di Fresciano videro la neve intorno alla cappella; decisero così di ampliare l’edificio seguendo il perimetro indicato dalla coltre bianca e, da quel momento, il santuario è noto anche come Madonna della Neve.

Montebotolino Badia Tedalda case del borgo
Montebotolino

Montebotolino, sui suoi mt 889 s.l.m, è un piccolo borgo antico di cui rimangono alcune case, un piccolo campanile, la chiesa e tre lavatoi. Conosciuto come il paese sul paradiso, è contemporaneamente collocato sul fianco del Monte Botolino, da cui prende il nome, e affacciato su uno strapiombo che offre una splendida veduta della circostante Valle del Marecchia.

Considerato il luogo dell’incanto e del silenzio, Montebotolino è divenuto nel corso degli anni il paese fantasma: abbandonato a se stesso durante i mesi invernali, torna ad essere abitato solamente in estate.

Nella chiesa, sorta intorno al 1100 sui resti dell'antico fortilizio e dedicata a San Tommaso Apostolo, è conservata una meravigliosa terracotta policroma invetriata di scuola robbiana attribuita a Santi Buglioni, risalente al 1500 circa. L'opera raffigura l'apostolo che tocca il costato di Gesù, a rappresentazione del noto episodio de "l'incredulità di San Tommaso".

È nel paese di Montebotolino che ha inoltre origine una particolare tradizione orale fatta di favolelli, racconti canonici in cui i suoi abitanti si prendono bonariamente e scherzosamente in giro, tramandati di generazione in generazione fino ad arrivare ad oggi.

Rofelle chiesa Santa Maria Assunta frazione di badia tedalda
Rofelle

La località di Rofelle si trova a mt 690 s.l.m. e sembra essere testimone di un passato molto antico: qui si trovava un importante castello medievale, andato distrutto per ben due volte dagli abati di Badia Tedalda.

Nella chiesa dedicata a Santa Maria Assunta, si possono ammirare opere pregevoli tra cui un battistero a muro, con angeli, in pietra arenaria risalente al 1574. Interessante anche la policromia dei paliotti d'altare e il dipinto di Cristo morto sorretto da due Angeli. Il campanile a vela è datato 1865.

Davanti alla chiesa si ergeva un antico cippo romano, sormontato da una croce in ferro, che attualmente si trova nell’edificio delle ex scuole elementari, insieme ad un altro recentemente scoperto: questi due, insieme a tracce di pavimentazione romana rinvenute nel 1975 lungo la strada da Ranco a Rofelle, hanno fatto ipotizzare che da qui passasse l’antica “via Ariminensis”, che collegava Rimini ad Arezzo.

Nel paese sono stati anche rinvenuti frammenti di Buccheri Etruschi (le ceramiche nere più antiche Etrusche), e di vasi Greco-Attici, i quali comprovano come il letto del fiume fosse una pista frequentata fin dai tempi più antichi. Sono stati trovati anche due basamenti di statue funerarie romane di notevole importanza, che attestano la centralità del luogo per le comunicazioni romane nella Valmarecchia.

La frazione di Rofelle si compone di numerose località, tra cui: Mulino Barucco, Giuncheto, Villa, Campo del Fiore, Poggio, Campo di Biagino, Pozzo, La Chiesa, Casina, Castello, Cà di Borra, Cà Lupardo, Cà dei Betti, Casa Nova, Vellata, Cà dei Butteri, Cà Giovannicola, Lipalba e Torriolo.

Mangiare e dormire a Rofelle
  • L’ErbHosteria
5ed8f287-ed98-437f-a423-228ef97823ea
San Patrignano

San Patrignano, o San Paterniano, è una piccola frazione che sorge sulla sponda destra del fiume Marecchia, a mt 590 s.l.m. La sua storia appare strettamente legata a quella di Badia Tedalda: è infatti  uno dei primi castelli sudditi dell’Abbazia, alla quale, a partire dal 1294, rimarrà sempre fedele.

Ad oggi, nel caratteristico borghetto non rimane traccia dell’antico castello e solo poche rovine, site sulla cima del Poggio del Castellaccio, ricordano una Chiesa un tempo lì edificata. Al suo interno era possibile vedere, fino agli anni sessanta del secolo scorso, un affresco che ritraeva un Crocifisso con San Patrignano in ginocchio.

All’interno del paese sono ancora conservati due forni comuni per la panificazione, due fontanili comuni, tre aie per la trebbiatura, alcuni edifici con i tipici tetti a lastre di pietra e marsigliesi. L’Agriturismo il Casalone, realizzato dall’attento restauro conservatore dell’antico Castrum Sancti Paterniani sorto originariamente tra il XI e il XII secolo, fa della frazione di San Patrignano un luogo tutt’oggi frequentato da turisti.

 

Mangiare e dormire a San Patrignano
  • Agriturismo Il Casalone
tramarecchia

Tramarecchia e Sterpaia Vecchia

Da San Patrignano si raggiunge il suggestivo antico insediamento di Tramarecchia, posto a breve distanza dalla riva destra del fiume Marecchia. Nella località esistono fonti di acqua sulfurea. Tra San Patrignano e Tramarecchia si trova un altro piccolo insediamento montano semi-abbandonato, apprezzato dal turismo straniero per la tipicità del paesaggio circostante.

Il popolo di Tramarecchia insieme a quello di Sterpaia Vecchia, fu staccato dalla Pieve di S. Pietro di Fresciano e annesso alla Chiesa di Badia Tedalda nel 1788.

WhatsApp Image 2024-08-17 at 17.10.21 (1)
Ranco

La località del Ranco è stata per secoli un importante crocevia di acque e di storia: era il punto di sosta della “via del sale” e “dei pescivendoli” verso le abbazie di Camaldoli e Montecoronaro, divenendo sede di dogana, come denota la presenza di un arco a pietre bugnate, ma anche di fiere e di mercati. Questo era infatti punto di incontro  degli abitanti delle vallate circostanti di Romagna, Marche e Toscana, e rappresentava il guado più importante che consentiva il transito fra le valli ai due lati dell’Appennino.

In questo luogo dove il fiume Marecchia incontra il torrente Presale, fino agli anni ’70 del secolo scorso, veniva ospitata annualmente un’antichissima e rinomata fiera del bestiame,  in occasione della festa di San Michele Arcangelo - il 29 settembre. La notizia più antica della fiera del Ranco risale addirittura al 1593.

Tonino Guerra nel 1989 ha dedicato al Ranco un bellissimo poema dal titolo L’orto di Eliseo (L’ort ad Liseo), a testimonianza del suo grande amore per questo luogo. Dalle parole di Tonino Guerra  era stata realizzata e installata, nella piccola Chiesa dedicata a Sant’Angelo Michele protettore dei transumanti, una targa che purtroppo è stata trafugata.

Madonna del Presale Badia Tedalda
Madonna del Presale

Il Santuario della Madonna del Presale, già documentato nel XII secolo, faceva parte di un più antico castellare che fu successivamente distrutto. Infatti, ad oggi, di questa struttura rimane solo la chiesa a navata unica, mentre sulla sinistra dell’edificio vi sono ancora i resti dell’antico romitorio destinato ad accogliere pellegrini e viandanti. Al suo interno è presente una "Mater Barbarica" dipinta da Sergio Battarola per il Giubileo del 2000.

La Chiesa della Madonna del Presale sorge sulla sommità di un colle, alla confluenza dei torrenti Presale e Presalino, ed è facilmente raggiungibile attraverso un sentiero che si diparte dalla vicina Cascata del Presalino, dove si trova un'area turistica attrezzata.

madonna-longobarda-museo-alta-valmarecchia-badia-tedalda

Mulino di Mezzo e la Madonna Longobarda

Mulino di Mezzo, detto anche Mulino di Cagnone, è un antichissimo borgo sul Presale, citato nel 1748 nell'elenco dei beni dei Monaci Benedettini. Oggi è pressochè disabitato. In una cappella semidiroccata, su interessamento della ricercatrice Marta Bonaccini (Pro Loco Badia Tedalda), è stata rinvenuta una scultura in pietra risalente all'Alto Medioevo e raffigurante una Madonna Longobarda. L'antica scultura si trova attualmente presso il Museo Comunale dell'Alta Valmarecchia Toscana a Badia Tedalda.

Santa-Sofia-Frazioni-Badia-Tedalda-Chiesa-Exclave-toscana-romagna
Santa Sofia

Santa Sofia di Marecchia fa parte dell’enclave Toscana all’interno del territorio dell’Emilia Romagna assieme alle altre frazioni di Ca’ Raffaello, Cicognaia, Montevecchio e Monterotondo. L’isola del comune di Badia Tedalda risale al 1607, anno in cui i Gonzaga di Novellara vendettero questo territorio al Granduca di Toscana Ferdinando I, ed è l’enclave più grande d’Italia, con un’estensione di 15 chilometri quadrati.

Santa Sofia che sorge sulla sponda sinistra del fiume Marecchia a 500 mt s.l.m., è stato un antichissimo Stato Sovrano fra la Contea di Monterotondo, lo Stato di Urbino, i Carpegna di Bascio e lo Stato Fiorentino, padrone della fortezza di Cicognaia. Nel 1794 fu aggregata a Badia Tedalda e perse così tutti i suoi privilegi.
All’interno del borgo era presente un castello con torre cilindrica, di cui ad oggi ne restano solamente i ruderi. La chiesa parrocchiale è in stile bizantino e dedicata alla Santa Sofia, protettrice dei Bizantini. Accanto alla chiesa si trovano un monumento ai caduti della Seconda Guerra Mondiale e un cimitero diroccato, non più visitabile.

e55b8358-58b5-4309-a10f-0087adae59bb
Ca’ Raffaello

La località di Ca’ Raffaello deve il suo nome al suo fondatore Raffaello Cesarini, che nei primi anni del Novecento si trasferì da Santa Sofia sulla riva opposta del Marecchia, dove costruì la sua residenza corredata di un “Sali e tabacchi”. In seguito aprì anche una trattoria, gestita dalla nuora Zaira, che nel 1917 ebbe l'onore di ospitare il Re Vittorio Emanuele III (il locale rimase aperto fino al 1994). Nel corso degli anni successivi, vennero costruite altre case intorno all’abitazione di Cesarini e così si formò il paese di Cà Raffaello.

Nel paese erano un tempo presenti tre mulini per la macinazione del grano, della polvere da sparo e per lo sfruttamento dell’acqua, anche se ad oggi di questi ne rimane solo uno, non più in uso dal 1980, ma abitato e ancora in ottime condizioni.

La chiesa di Ca’ Raffaello è stata recentemente restaurata e al suo interno presenta pregevoli affreschi e paliotti provenienti dalla chiesa di Cicognaia, come la tela di S. Arduino risalente all’anno 1663, la tela di S. Valentino del 1637 e un paliotto del 1721.

Cicognaia Badia Tedalda
Cicognaia

Originariamente chiamata Cicognaja, è un antichissima località fortificata che insieme a Santa Sofia Marecchia faceva parte dei territori della Badia Tedalda fin dal XIII secolo, pur separati però dalla presenza dei Castelli di Bascio e Miratoio appartenuti ai Conti di Carpegna. Fin dal Trecento fu messa sotto la protezione dello Stato Fiorentino; successivamente la sua amministrazione passò al Capitanato di Giustizia del Sasso di Simone. Fece parte dei dei Castelli dei Montedoglio sottomessi a Firenze nel 1489 insieme ad Arsicci, Fresciano, Montebotolino, Montelabreve e Castellacciola. Per ragioni di eredità fu poi concessa in feudo ai Gonzaga di Novellara, i quali nel 1558 si posero sotto la protezione del Granduca di Toscana Cosimo. Nel 1799 fu definitivamente aggregata a Badia Tedalda.

La costruzione dell'attuale Torre sembra risalire a prima dell'anno Mille.

Attorno al 1200 venne costruito l’attuale castello, utilizzando dei materiali recuperati da un precedente fortilizio, in cui sono visibili elementi del ‘400 con il giglio fiorentino. All’estremità della  torre, più volte distrutta e poi ricostruita, è installata un’artistica croce in ferro. Essa è innestata direttamente su un grosso masso calcareo che si erge su una posizione strategica, dalla quale era possibile controllare la valle del Marecchia, del Senatello fino ai confini occidentali della Toscana confinanti con Rimini.

La Cappella Gentilizia della Chiesa di Sant’Arduino a Cicognaia è la più antica del comune di Badia Tedalda: sorta fin dal VII secolo su resti di un edificio pagano, fece parte di un castello sorto intorno al XIII secolo. Ristrutturata nel XVI secolo, la chiesa presenta oggi un’abside ben conservata dalle linee preromaniche. L’interno è a navata unica, con presbiterio sopraelevato (sotto, una cripta sostenuta da colonne d’influenza ravennate). Conserva frammenti di pavimentazione romanica del primitivo organismo, affreschi del 1300 di scuola Riminese, un tabernacolo medievale in pietra arenaria e alcuni paliotti d’altare, vittime di un furto da parte di ignoti, poi recuperati da Don Amedeo Potito e ora situati presso la Chiesa di Ca' Raffaello.

Proseguendo da Cicognaia si arriva ad un piccolo borghetto chiamato Cerreti, composto da case tipicamente caratteristiche, ma oramai abbandonate.

Scendendo, si incontrano le Case Bastianelli, abitazioni rustiche che presentano lo stemma mediceo cinquecentesco, anch'esse quasi del tutto abbandonate.

cicognaia

"Costi più tu che la Cicognaia ai Fiorentini"

Questo antico adagio popolare sta a significare le dure lotte che Firenze dovette combattere, soprattutto con i Conti di Carpegna, per acquisire ai propri domini la roccaforte di Cicognaia, ultimo baluardo fiorentino in terra di Marche e Romagna, che ancora oggi giustifica, per una particolare commissione tra storia e geografia, la cosiddetta "isola amministrativa" di Badia Tedalda.

Montevecchio-castello
Montevecchio

Montevecchio è un antico maniero della famiglia Mastini, un ramo dei Malatesta di Pennabilli, situato in prossimità della confluenza del fiume Senatello con il Marecchia.
Appartenuto alla chiesa Ravennate, poi passato in possesso ai  Malatesta di Pennabilli, entrò anch’esso a far parte della toscana a partire dal 1736. Durante la Seconda Guerra Mondiale, nel 1944, i Tedeschi occuparono il castello per la sua posizione strategica.
Ai piedi di Montevecchio si trova il Ponte 8 Martiri, chiamato così in ricordo dell’eccidio avvenuto per mano dei nazisti e dove persero la vita otto giovani.

Il castello è stato restaurato dall'attuale proprietario, che è riuscito a riportarlo così agli antichi splendori.

535291a3-4272-4c36-8097-cc6e1b77c372
Monterotondo

La località di Monterotondo si trova sulla riva sinistra del Senatello, all'interno dell'isola amministrativa di Badia Tedalda.  Originariamente possesso della Chiesa, il feudo di Monterotondo appartenne poi ai Gonzaga e ai Barbolani di Montauto. Nel 1774 venne acquistata dal Granduca di Toscana per 6000 scudi romani.

Il Castello dei Barbolani ospitò San Francesco durante il suo viaggio per raggiungere San Leo, dove il Conte Orlando gli diede in dono La Verna.

Nonostante questo borgo sembra aver vissuto una storia gloriosa, del centro abitato restano solamente ruderi di mura e fortificazioni, il grande caseggiato padronale in via decadente, qualche edificio per contadini e la piccola cappella, anch’essa in stato di decadenza.

La casa padronale appartenne ad una facoltosa famiglia del luogo, i Gambetti, che avevano estesi possedimenti nel Montefeltro. Il nucleo familiare era assai numeroso e uno dei nove figli è conosciuto per essere uno dei personaggi più misteriosi e riveriti del Montefeltro: Nicola Gambetti.

 

 

nicola-gambetti-monterotondo-badia-tedalda-storia-frazioni

Il miracoloso guaritore di Monterotondo

Nicola Gambetti

Vissuto a cavallo tra Ottocento e Novecento, riassumeva in sé le doti del guaritore e del medico, del mago e dell’alchimista, dello stregone e del pranoterapeuta. In queste vallate era conosciuto poiché prestava a tutti le sue cure miracolose, a base d’erbe. Considerato da alcuni l’erede di Cagliostro, la sua impresa più nota si lega a una vicenda che chiama in causa la famiglia reale: quando Re Vittorio Emanuele III lo convocò a corte per aiutare la Regina Elena, in ritardo già da 8 giorni, nel parto; secondo alcune testimonianze, una volta arrivato al suo cospetto egli le pose il suo grande cappello sul ventre e poco dopo la regina riuscì a portare a termine il parto senza nessuna complicazione. Il Re, come ricompensa, gli attribuì il titolo di "guaritore", anche se difatti egli non era un medico. Fu così che Nicola Gambetti cominciò a recarsi ovunque presso gli ammalati.

A Maggio 2024 è stata posta una lapide commemorativa e celebrativa della figura di Nicola Gambetti sulla facciata posteriore del'Edificio Comunale.

 

monteviale
Monteviale

Il castello con torre che si trovava in questa località, fu per moltissimo tempo il ponte di collegamento tra Badia Tedalda e la Valle dell’Auro.

Ad oggi  la piccola comunità di Monteviale, situata a mt 805, è casa di un rinomato allevamento di cavalli arabi.

Non molto distante dall’abitato è possibile imboccare il sentiero che conduce al Monte dei Frati e alla Ripa della Luna, uno dei luoghi più spettacolari della Riserva Naturale. Da Monteviale si può infatti avere accesso a sentieri mozzafiato, dove potrai sentirti “sulla cima del mondo” e lasciarti stupire dalla vista delle aquile che volteggiano sopra la tua testa! Incamminandoti verso Lo Specchio della Luna potrai scoprire una magica, tranquilla e azzurrissima piscina naturale immersa nel verde del bosco.

MONTEVIALE

L’Eremo della Barucola

Documentato dai primi decenni del 1200, nella località di Barucola (raggiungibile da Val di Brucia) si insediò una fiorente comunità eremitica, con regola agostiniana. Nel 1295, per opera del beato Andrea Dotti gli eremiti della Barucola si sono aggregati al convento dei Servi di Maria di Sansepolcro. Andrea Dotti, noto come Andrea da Sansepolcro visse a lungo in questa località, e vi morì il 31 agosto 1315. Nel XIV secolo però la comunità si sciolse e l’edificio divenne sede di attività agricole. Attualmente gli edifici – una casa rurale e piccola cappella – versano in stato di grave degrado.

f1763cbe-50ac-416b-9681-8fe3108a526e
Pianello

Pianello è il piccolo borgo che domina il fiume Presale: anche se la sua posizione pare suggestiva e favorevole, in passato questa località era quasi isolata da tutto il resto ed era raggiungibile solamente percorrendo una tortuosa mulattiera.

Grazie alla presenza di un’area attrezzata per campeggio, d’estate Pianello diviene animato dalle numerose persone che desiderano trascorrere qui i loro soggiorni immersi nella natura

Mangiare e dormire a Pianello
  • Campeggio di Pianello
Stiavola Chiesa San Cristofano frazione di badia tedalda
Stiavola

Stiavola è un piccolo borgo immerso nel verde, un tempo parte della Diocesi di Sestino e poi della comunità di Monte Fortino, è stato incorporata dal comune di Badia Tedalda nel 1775.

Ospita la Chiesa di San Cristofano e la torre dell’antico e scomparso castello, che ad oggi è adibita ad abitazione. Da Stiavola è possibile raggiungere il caratteristico Sasso Aguzzo, da cui si gode di una magnifica vista sulla vallata circostante. Oltre che uno splendido punto panoramico, il Sasso Aguzzo rappresentava un importante riferimento naturale per i pellegrini che percorrevano la Via Romea da Ravenna a Roma.

ba85316c-dc19-4218-b5fc-3bd08a96e669
Montefortino e Sant’Andrea

La località di Montefortino un tempo faceva parte del territorio della pieve di Sestino, con il piccolo aggregato rurale di Sant’Andrea che guardava sia la valle del Foglia che la valle del Marecchia. La chiesa parrocchiale dedicata a S. Andrea è a navata unica con il campanile a vela in mattoni e ospita una pregevole tela raffigurante la Madonna in Trono e S. Andrea.

Il castello di Montefortino fu uno dei feudi dei Conti di Montedoglio, conteso dagli abati di Badia Tedalda che ne rivendicavano il possesso nel corso del Duecento; nel 1277 fu assegnato alla Badia Tedalda, ma tornò poi in mano ai Montedoglio che lo abbandonarono nel XVI secolo. Ad oggi dell’antica fortificazione restano solamente pochi ruderi sulla sommità di un’altura che separa la valle del Marecchia e del Presale dall’area sestinate di San Donato, mentre la piccola località di Sant’Andrea è tuttora abitata.

Montefortino può essere raggiunto a piedi percorrendo un sentiero che parte dal Valico di Montelabreve e prosegue verso Stiavola, accompagnandoci con una vista panoramica mozzafiato al Sasso Aguzzo.

San Cristoforo

Sul Passo di San Cristoforo, lungo la strada che collega Badia Tedalda a Sestino, sorge una cappella dedicata al Santo, protettore dei viandanti. Anticamente tutti i castelli del Monastero dei Tedaldi erano affidati alla protezione di San Cristoforo, venerato fin dal Medioevo come protettore da viandanti e pellegrini prima di intraprendere viaggi difficili e pericolosi.

Montelabreve Badia Tedalda
Montelabreve

Montelabreve è una frazione di Badia Tedalda posta a mt 836 s.l.m. nel cuore verde dell’Alpe della Luna. Spartiacque tra la valle del Marecchia e quella del Metauro e vedetta sulla Strada della Luna, questo paese - ad oggi semideserto a causa dello spopolamento - ospita ancora i resti della Rocca di Montelabreve e la Chiesa di San Martino, anch’essa in stato di abbandono e decadenza.

Proprio all’interno della Chiesa fu ritrovata una prestigiosa tela ritraente La Madonna del Conforto (1819) e commissionata da Don Marsilio Lazzerini, che è stata recentemente restaurata ed esposta presso la cappella della residenza per anziani di Badia Tedalda: di fatto pare che Montelabreve sia l’unica frazione di Badia Tedalda ad aver “adottato” il culto della Madonna del Conforto dalla città di Arezzo, dove ne vede le origini.

Montelabreve è inoltre nota per aver dato - nel 1886 -  i natali ad un illustre personaggio, Monsignor Ermenegildo Ricci, missionario francescano e martire in Cina: egli compì peregrinazioni nei luoghi  più disagiati per portare il Vangelo fra i più umili e le anime più lontane; fondò orfanotrofi, centri di assistenza per poveri, ambulatori, ospedali, scuole e chiese, insegnando contemporaneamente nel Seminario indigeno.

Gorgoscura-torrente-Auro
Gorgoscura

Il piccolo aggregato di case si trova sul fondo della valle di Gorgoscura, da cui trae il nome, affacciandosi sul corso principale del torrente Auro. Dal 1393, sotto il possedimento dei Montedoglio, Gorgoscura diviene il centro principale dell’omonima Contea, per poi essere annessa a Badia Tedalda nel 1798.

I ruderi di una costruzione turriforme ci testimoniano la presenza di un castello che un tempo sorgeva in posizione strategica, fungendo da collegamento tra le importanti abbazie e le alti valli del Marecchia e del Metauro. Inoltre, è da Gorgoscura che fin dall’inizio della II Guerra Mondiale passava una delle diverse Vie dei Contrabbandieri.
Qui, tra la fitta e rigogliosa vegetazione, è possibile andare a scoprire la bellezza naturale della Cascata della Contea di Gorgascura.

Castellacciola chiesa San Lorenzo
Castellacciola

Come rievocato dal nome stesso della località, questa sembrerebbe essere stata un tempo caratterizzata da una struttura difensiva di cui ad oggi non rimangono ruderi, se non quelli di alcuni edifici rustici.

Fino al secolo scorso qui vi si potevano trovare una scuola e la Chiesa intitolata a San Lorenzo, che nonostante versi attualmente in uno stato di completo abbandono, continua ad essere un affascinante luogo di fede e storia, situato negli scenari incontaminati e selvaggi della Strada della Luna.

Viamaggio strada comunale frazione di badia tedalda
Viamaggio

Viamaggio è una piccola località situata lungo la strada Marecchiese, vicino al Valico di Viamaggio. Sorge nell'anno 1785 come dogana tra lo Stato della Chiesa e il Granducato di Toscana per desiderio del Granduca Pietro Leopoldo di Lorena.

La Chiesa di Viamaggio è dedicata a S. Emidio ed è stata da tempo immemore un importante luogo di devozione e pellegrinaggio annuale a Santa Rita, che qui è stata da sempre celebrata ogni 22 di Maggio.

Di fianco alla Chiesa si diparte il sentiero che consente di raggiungere il Palazzo dei Monaci, un sito di grande suggestione, sebbene ormai ridotto a rudere; in origine - si pensa prima dell’anno Mille - accoglieva monaci da tutta Europa che qui lavoravano come amanuensi e, grazie alla sua posizione, svolgeva anche funzioni di hospitale. Abbandonato nel XV secolo dai monaci, divenne nel corso dell’Ottocento rifugio dei contrabbandieri.

Durante l'ultima Guerra molti fabbricati della frazione furono minati per ostruire la strada maestra, cambiando così l'aspetto del centro abitato.

Da Viamaggio parte inoltre quella che oggi chiamiamo Via dei Biozzi, ovvero una direttrice che scende dall’Appennino tosco-romagnolo fino in Maremma, per ripercorrere l’antica via della transumanza.

Ary

VIAMAGGIO

I misteri del Palazzo dei Monaci

Va detto che sia per alcuni fatti reali, come il ritrovamento in una cappella di una buca con molte ossa umane, sia per alcune dicerie - Palazzo dei Monaci sarebbe stato un “luogo punitivo” per monaci che avevano infranto il voto di castità -, sia per l’atmosfera stessa dei luogo - isolato in montagna ed avvolto dal bosco-, nel tempo su questo sito sono nate numerose leggende e misteri.
La principale vuole (partendo da una circostanza reale: in una delle stanze vi è l’ingresso a un sotterraneo dove – su un trave – ci sono segni di scrittura ormai indecifrabili) che nel sotterraneo stesso ci sarebbe stata una botola con trabocchetto, al cui fondo si trovavano dei coltelli affiliati. Dunque chi vi veniva indirizzato, percorreva un viaggio senza ritorno. Da tale presupposto – e cioè che nel monastero avvenissero morti misteriose – la leggenda si estese ad abbracciare anche le anime delle persone uccise, che sarebbero tornate a vagare su Palazzo dei Monaci per “urlare” il male sofferto. Ovviamente, di tali misteriose leggende i principali propalatori furono, nel tempo, proprio i contadini che subentrarono ai monaci e che abitarono qui per secoli - e che ogni tanto, lavorando il terreno, rinvenivano effettivamente resti di ossa umane.

Cocchiola-Frazioni-Visit-Badia-Tedalda
Cocchiola

La piccola frazione di Cocchiola sorge su un vasto altopiano contornato da estese praterie. Ad oggi vi si può trovare un bel casolare di origine Cinquecentesca, ristrutturato ed adibito a struttura ricettiva, con a fianco un locale per la ristorazione, una piscina all’aperto e una vasta area destinata a camping.

L’antico castello, di cui ad oggi restano scarne tracce, era probabilmente situato a controllo dell’importante via tra la Val Tiberina e la Val Marecchia e sorgeva sull’ammasso roccioso conosciuto come Sasso della Cocchiola. Questo sito rimane tutt’oggi, oltre che un affascinante punto panoramico, un’importante meta di riferimento per il Parco Storico della Linea Gotica con i resti di quello che è stato un nucleo di fortificazioni tedesche durante la Seconda Guerra Mondiale, raggiungibile tuttora grazie agli itinerari della Linea Gotica.

Mangiare e dormire a Cocchiola
  • Oasi di Cocchiola
placeholder

Itinerari per le frazioni di Badia Tedalda in 1 giorno

A piedi, in bici o in auto

Un viaggio alla scoperta della tranquillità e della semplicità della vita di paese, per immergersi nella bellezza e nel silenzio della natura incontaminata ed imparare ad ammirare la genuinità dei nostri territori.